Il Föhn del 22-23 dicembre 2023

Analisi della dinamica atmosferica

Premessa

Il mese di dicembre 2023 ha osservato una fase dinamica con frequenti nevicate a bassa quota durante la prima decade, mentre a seguire si sono imposte due figure anticicloniche: prima quella africana, poi quella delle Azzorre. Le temperature hanno così osservato un netto rialzo a partire da quote collinari, con conseguente fusione rapida del manto nevoso su tutto il territorio appenninico, mentre la pianura ha sperimentato una forte inversione termica che ha mantenuto le temperature nella norma, e che è stata agevolata da venti molto deboli a tutte le quote e da un blando rientro da est a metà mese. Questa seconda fase è stata dovuta ad un fenomeno di Mountain Torque positivo che ha dato vita ad una maggior distensione del getto sul Pacifico, con la formazione di un'alta pressione delle Azzorre con compressione eccezionale in oceano. Il concomitante passaggio a NAO positiva ha ulteriormente accelerato il getto, e la graduale traslazione dell'anticiclone verso est ha portato la Jet-stream ad impattare violentemente contro l'arco alpino da NW nelle giornate di venerdì 22 e sabato 23 dicembre, proprio in concomitanza con il solstizio d'inverno. Questa particolare configurazione atmosferica, contraddistinta da un elevato gradiente barico al suolo tra nord e sud alpino (in quota tra ovest e est), ha generato forti venti di caduta in sede padana, responsabili della rottura dello strato inversionale e di temperature molto elevate per la stagione.

Andamento della temperatura a Castel San Giovanni il 22/12/2023: si noti, soprattutto nelle ore notturne, il rapido saliscendi dovuto alle raffiche di vento

Dinamica

Sebbene quella descritta in questo articolo non sia analoga alla dinamica che catalogo come Favonio Alpino, si basa esattamente sugli stessi principi, tant'è che può essere raccolta tra i fenomeni favonici, e differisce essenzialmente per le aree di maggior influenza e per la disposizione dei venti in quota e al suolo. Infatti, durante i più caratteristici eventi di Foehn Alpino, ad essere maggiormente interessato è il canale Milano-Pavia, lungo il quale le raffiche di vento registrate superano i 50 km/h e i valori di umidità relativa si abbassano sotto al 25%. Questa volta, invece, sia nelle correnti portanti che in quelle al suolo ha prevalso la componente occidentale, con maggior interessamento (in termini di rialzo termico e raffiche di vento) delle colline e pianure occidentali del Piemonte, nonchè della fascia centro-orientale padana lungo un canale indicativamente disposto da Milano a Bologna.

Favonio del 4 Febbraio 2023

Favonio del 23 Dicembre 2023

Ventilazione il 4/2/23

Ventilazione il 23/12/23

Stau e Foehn

Il fenomeno del Foehn è in realtà strettamente correlato con quello dello stau: la massa d'aria che si sposta velocemente lungo un forte gradiente di pressione ed incontra una catena montuosa è costretta a scavalcarla, subendo così una trasformazione adiabatica: la massa d'aria sale lungo il versante sopravento incontrando pressioni via via minori (a causa della quota) e di conseguenza si espande, il che la porta a raffreddarsi come quando spruzziamo del deodorante fuori da una bomboletta sotto pressione. Se la barriera orografica è imponente, come nel caso delle Alpi, il raffreddamento è notevole e di conseguenza il punto di saturazione della massa d'aria, ovverosia il suo massimo contenuto di vapore acqueo allo stato gassoso, si abbassa fino ad eguagliare il contenuto di umidità effettivo della massa d'aria: in questo step avviene la condensazione in goccioline, che costituiscono le nubi. Se la massa d'aria è in partenza molto secca, la condensazione è insufficiente a generare precipitazioni, e di conseguenza una volta varcato il crinale la massa d'aria ridiscende lungo il versante sottovento, subendo la stessa trasformazione al contrario, in modo perfettamente simmetrico tra i due fianchi della catena. Ma se la massa d'aria è umida, allora si generano precipitazioni nel versante sopravento, e, una volta che la massa d'aria inizia a scendere verso l'Italia e subisce il processo inverso, smaltisce le goccioline d'acqua allo stato liquido prima, poichè parte del contenuto è stato scaricato tramite precipitazioni dal lato svizzero. La base delle nubi si attesterà quindi a quote asimmetriche fra i due versanti, e lungo la tale differenza di altitudine la caduta di vento produrrà un riscaldamento di 10°C/km sulla verticale. La compressione data dalla caduta produce inoltre un ulteriore riscaldamento in corrispodenza delle pedemontane, secondo il medesimo processo che regola gli anticicloni dinamici.

Suggestiva vista satellitare del 22/12

Temperature massime il 23/12

Si noti la maggior compressione adiabatica in corrispondenza delle pedemontane

Il picco termico in sede padana è tuttavia stato toccato il 23 dicembre, quando gran parte delle precipitazioni sul versante sopravento si erano già esaurite. Questo, quindi,  ci suggerisce che le precipitazioni oltralpe non sono l'unica causa determinante del Foehn, e ciò è ben spiegato in questo articolo.

I fenomeni annessi alle correnti di Foehn sono ovviamente assenti nel versante sottovento, tuttavia è comunque possibile osservare la formazione di rare figure meteorologiche date dal sollevamento dell'aria, indotto dalla catena montuosa, che può propagarsi fino alla stratosfera. Generalmente si instaurano dei rotori sulla cui sommità la poca umidità presente a quelle quote può, in casi molto rari, condensare in armoniose nubi lenticolarmi, che date le bassissime temperature sono composte da cristalli di ghiaccio (l'acqua in assenza di nuclei di condensazione passa allo stato solido a -40°C). Questi cristalli creano effetti di rifrazione della luce responsabili di sfumature colorate, note come nubi iridescenti.

Il più classico degli schemi per la formazione del vento di Foehn

Nubi lenticolari (La Thuile, 23/12/23)

Nuvole iridescenti (La Thuile, 23/12/23)

Record

Gli episodi di Favonio nel mese di dicembre sono andati lentamente diminuendo nel corso degli anni grazie a masse d'aria via via meno fredde a nord delle Alpi ed anche a causa del cambio di pattern atmosferico dominante in questo mese. Le temperature massime, difatti, non mostrano sul nord Italia un significativo aumento, contrariamente a quanto avviene da decenni negli altri mesi dell'anno. Inoltre, i record giornalieri appartengono a date particolarmente remote: basti pensare che, prima di oggi, i record di Piacenza San Damiano e Piacenza Alberoni appartenevano ai dicembre 1967 e 1991, ed il valore più elevato, registrato presso l'aeroporto il 22/12/91, si fermava sotto i +20°C, per la precisione a +19,6°C. Valore superato questo 23 dicembre, ragion per cui possiamo affermare con un buon grado di sicurezza che anche quello registrato qua a C.S.G. sia un primato. Il dato gode inoltre di una elevata precisione, desumibile dalla coerenza con quelli delle stazioni vicine. Di seguito, le configurazioni del 04/12/1967 e del 22/12/1991, caratterizzate dai due precedenti più caldi eventi favonici della storia recente. In diverse zone, Milano compresa, resistono ancora quelle temperature come record per dicembre.

Favonio del 4 Dicembre 1967

Favonio del 22 Dicembre 1991

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