Inverno 2021-2022


Anticiclone persistente con caldo in quota e nebbie vecchio stile in pianura

Una delle tante giornate con forte gradiente inversionale e perturbazioni atlantiche bloccate

Ottobre

Ottobre si apre con il ritorno delle tanto attese piogge accompagnate da qualche colpo di tuono. Successivamente segue un primo importante calo termico in montagna. Con la seconda decade il raffreddamento coinvolge anche la pianura, e il 14 compare la prima brinata (+2,9°C). Il contesto freddo (specialmente al mattino) e asciutto si protrae per tutta la seconda decade, e, dopo una breve pausa, si reitera l'afflusso di aria fredda da est, cosicchè vengono raggiunte minime invernali (+1,1°C il 26). Mentre al sud si risolve il deficit idrico accumulato nel 2021, al Settentrione la situazione resta critica. Ottobre si chiude infatti con circa un quarto delle precipitazioni attese, sebbene con temperatura fedele alla norma (-0,56°C). La nebbia si presenta in 8 giorni.

Arcobaleno su Rocca D'Olgisio

I colori dell'autunno

Novembre

Ancora una volta l'inizio di novembre coincide con un cambio radicale della circolazione. In particolare, quest'anno l'ultimo mese d'autunno riporta preziosa acqua dopo la lunghissima assenza di precipitazioni consistenti: durante la prima decade 3 perturbazioni portano quasi 60 mm di pioggia e la prima neve in Appennino il giorno 3 sopra i 1400 mt. Di nuovo, una corposa perturbazione atlantica tra il 13 e il 16 regala altri 57 mm, in un contesto però di temperature miti. Dopo questa fase si apre un breve periodo anticiclonico contraddistinto da nebbie in pianura e temperature molto elevate in montagna. Il 22, una nuova perturbazione segna l'inizio di una fase più invernale: segue poi una depressione in arrivo da WSW che attiva un richiamo di aria fredda da est al suolo e di aria più mite da sud in quota sul nord-ovest, tanto che il 25 la neve si spinge fino a quote collinari. Tra il 27 e il 28 fa ingresso sul Belpaese la prima ondata di freddo di stampo prettamente invernale, accompagnata da precipitazioni e neve fino a bassissima quota, e la sera del 28 novembre si registra la prima gelata di questa stagione fredda. All'alba del giorno seguente si scende a -1,2°C, minima assoluta del mese. Novembre 2021 chiude con un bilancio idrico che dà un po'di fiato alla vegetazione (circa 150 mm) e con un'anomalia termica di +1°C. A conti fatti, si sono registrate 2 gelate e 8 giorni con nebbia.

Val Trebbia

Nebbia in Val Tidone al tramonto

Dicembre

Nella prima decade d'inverno si susseguono due impulsi freddi dal nord Atlantico, ma senza sostanziali ripercussioni in area padana. La traiettoria dei primi due affondi non concede precipitazioni, tuttavia una terza area depressionaria affonda un po'più a ovest, esponendoci al richiamo mite da sud e provocando così la prima nevicata, che in 15 ore accumula 8,5 cm. Il manto resiste e nella notte del 10 dicembre ampie schiarite permettono un forte raffreddamento e la formazione di un nebbione. Il dì seguente la pianura si risveglia avvolta da una stupenda galaverna ad aghi, ma in tarda mattinata dapprima si verifica un breve ma intenso rovescio di snow pellets, poi inizia una fitta nevicata a larghe falde che entro sera accumula altri 7,5 cm, questa volta con temperature negative. Segue una rimonta anticiclonica: mentre in montagna si conclude l'unica parentesi veramente invernale dell'inverno meteorologico, in pianura si concretizzano inversioni termiche sempre maggiori, dapprima di notte (-9,6°C il 12), poi anche durante il giorno grazie alla persistenza di densi banchi di nebbia. In questo contesto termico, i versanti illuminati delle montagne si spogliano rapidamente, mentre da noi la neve resiste fino al 22 dicembre incluso, alimentando un clima rigido che produce in più occasioni il fenomeno della galaverna (la più spettacolare il 19). La terza decade interrompe l'inverno anche da noi, poi a Natale e per il 27 ritorna la pioggia fino a quote elevate, e gli ultimi giorni trascorrono all'insegna di una terribile ondata di caldo che cancella ogni traccia dell'inverno sui rilievi (fino a +20°C sul Penice), mentre la pianura si difende a modo suo con la nebbia. Il mese si chiude a quasi -0,7°C dalla media di riferimento, con 45 mm di precipitazione accumulata e 16 cm di neve, ben 22 giorni con nebbia, 20 gelate e 5 eventi di galaverna/calabrosa.

Alba gelida

Galaverna ad aghi

Risveglio ammantato

Spettacolare brinata

Foto ad alta risoluzione del piacentino innevato

Dettaglio della Val Tidone

Gennaio

Il mese incomincia sotto una rovente cupola anticiclonica di matrice subtropicale e senza neve sul nostro Appennino, dove si registrano temperature estive. Praticamente ogni valle, pianura o litorale italiano festeggia il nuovo anno sotto nebbia o nubi basse. Tra il 5 e il 6 una perturbazione riporta la neve e temperature normali in quota, poca pioggia in pianura. L'8 si sfiora la giornata di ghiaccio, e il 9 un'altra effimera perturbazione porta un po'di graupeln nella notte, accumulando giusto un velo da quote collinari. Dalla metà del mese anche la Pianura Padana viene più volte esposta al caldo fuori stagione a causa di frequente ventilazione favonica che spazza l'aria e provoca un rialzo dei valori termici. Solo tra il 20 e il 27 ritorna momentaneamente l'inverno grazie a una fiacca perturbazione atlantica che riporta la neve dagli 800 mt e a cui segue un periodo di nebbie e forti brinate in painura, ma gli ultimi 4 giorni del mese sono primaverili grazie a una nuova burrasca di foehn (+17,6°C il 30). Gennaio si chiude con un'anomalia di +0,75°C, 16 mm di pioggia, 27 gelate, 14 giorni con nebbia e 4 eventi di galaverna. Assente, invece, la neve.

Poca neve in montagna

Nebbia radente

Febbraio

Il mese inizia con vento di favonio e temperature diurne da piena primavera (+19,1°C il 2). Segue l'ennesima espansione anticiclonica, garanzia di nuove nebbie, prima del ritorno del foehn lunedì 7, questa volta con raffiche impetuose e umidità relativa da deserto. Con la seconda decade, invece, si apre una breve parentesi a carattere invernale: dopo un primo impulso di aria fredda da est, una perturbazione raggiunge il nord Italia determinando un peggioramento che coinvolge soprattutto l'Emilia centrale, con accumuli nevosi ingenti sulla collina parmense, ma la neve raggiunge anche il piacentino ammantando di 20-30 cm le vette. In pianura la pioggia gira in neve solo nella notte del 15, accumulando appena 3,5 cm prima di nuove precipitazioni piovose (14 mm in tutto il peggioramento). A seguire è ancora il reiterato schema che vede sfilare aree depressionarie sui Balcani mentre l'Italia resta sotto l'alta pressione, e questo determina nuovi ingressi favonici. Ma proprio a fine mese si propone una delle configurazioni più invernali dell'intera stagione grazie a una serie di impulsi che con moto retrogrado si muovono lentamente dalla Russia verso l'Italia (-4,5°C all'alba dell'ultimo giorno di inverno), ma il sole di fine febbraio è troppo potente e di giorno l'assenza di nubi permette alle massime di portarsi agevolmente oltre i +10°C. L'anomalia termica per la quarta volta consecutiva nel mese di febbraio risulta eccezionale (+2,76°C) e le piante hanno già buttato fuori le gemme. Cadono solo 15 mm di pioggia e 3,5 cm di neve, mentre si contano ben 9 giorni con nebbia e 15 gelate.

Cielo spazzato dal Favonio

Cicogni sotto la neve

Marzo

Nel corso della prima decade due impulsi con moto retrogrado muovono verso il Belpaese dando vita alla più intensa ondata di freddo del semestre freddo (-8°C a 1500 mt) e facendo registrare valori minimi gelidi in pianura, ben -6°C il 9 marzo! Per un soffio la retrogressione non riesce a interagire con una perturbazione atlantica associata ad un minimo arenato sulla penisola iberica. I cieli, infatti, si coprono nei giorni seguenti mitigando le minime notturne (addirittura +10°C il 16), ma senza regalarci precipitazioni. Successivamente, l'alta pressione si insedia sull'Europa centrale regalando giornate serene ma con escurioni termiche molto pronunciate dovute anche ai terreni molto secchi, tuttavia gradualmente anche l'area padana viene liberata dalle gelate, mentre le massime crescono fino ai +22,8°C del 28. Ma, proprio all'ultimo respiro, marzo propone uno sblocco della circolazione grazie alla discesa di una vasta saccatura che origina una depressione ad ovest dell'Italia, responsabile di precipitazioni contenute ma quanto mai essenziali. L'anomalia complessiva è di -1,51°C, ma quasi interamente condizionata dalle minime (-0,38°C di media con ben 17 gelate, un record), mentre sotto l'aspetto pluviometrico vengono accumulati solamente 11,7 mm, poco più di 40 da inizio anno. La situazione idrica va assumendo rilevanza storica, e ciò è anche dovuto alla carenza di neve in montagna (-50%).

Aprile

Aprile si apre con il cambio di circolazione avviatosi sul finire di marzo: l'aria fredda (-8°C a 1500 mt) fa ingresso sul Mediterraneo dalla valle del Rodano, sviluppando un sistema depressionario sui mari italiani responsabile di diffuso maltempo e di un deciso richiamo di venti settentrionali che portano la neve fino a quote di collina. Grazie alle maggiori schiarite dei giorni seguenti l'aria fredda sopraggiunta ha modo di sedimentare, ed il 5 si scende così a -0,6°C. Poi le temperature si addolciscono, ma è solo un fuoco di paglia poichè il 9 una nuova ondata di freddo irrompe prepotentemente con venti di bora e acquazzoni sparsi, evento cui segue un risveglio con monti nuovamente imbiancati, nebbie in pianura e aria frizzante. Seguono giornate via via più soleggiate, con massime nuovamente su valori sempre più miti (+25,2°C il 15) ma minime ancora decisamente sottotono. Questa situazione si risolve con la terza parentesi perturbata del mese, la quale in ben 5 giorni accumula soltanto una decina di millimetri, e il mese si chiude con temperature fedeli alla media. Il quadro termico non presenta anomalie, mentre le precipitazioni ancora una volta risultano molto scarse (meno di 30 mm). Ben 11, invece, le giornate con raffiche sostenute superiori a 30 km/h.


Bilancio

Abbiamo avuto un assaggio di inverno già dalla metà di ottobre, e la ripresa delle piogge avvenuta in novembre lasciava ben sperare per quanto riguardava il prosieguo della stagione. All'inizio dell'inverno meteorologico le cime appenniniche erano già state ripetutamente imbiancate, e fino a metà mese abbiamo osservato configurazioni prettamente invernali in grado di portare la neve dai monti al piano. Invece, a seguire la stagione fredda ha subito una battuta d'arresto: in pianura le inversioni termiche hanno protratto condizioni invernali fino quasi a Natale, mentre sui rilievi il sole e il caldo hanno regnato incontrastati fino alla fine del mese. La tanto attesa svolta non è mai arrivata, e così, gradualmente, nel corso di gennaio e soprattutto febbraio anche la pianura è stata sottratta ad un clima simil-invernale. Poi è arrivato marzo, e, proprio come l'anno precedente, anche sta volta ha riportato il freddo, risultando nuovamente più freddo di febbraio nei valori minimi. Aprile, oltre al freddo, ha provato a riportare le piogge, ma, a dispetto del numero di occasioni, le cumulate sono risultate ancora inferiori alle aspettative, e l'unico grande merito di questo mese è stato quello di riportare nevicate di una certa consistenza sui monti dopo un inverno così avaro in questi termini. Riassumendo, in pianura sono caduti solo 19,5 cm di neve e meno di 300 mm di piogga nell'arco della stagione fredda 2021-2022. La nebbia si è presentata, da ottobre ad aprile, in 53 giorni, mentre 82 sono state le gelate, un valore ragguardevole.

Complessivamente, quasi tutto il periodo in esame, e soprattutto il trimestre invernale, è stato condizionato da persistenti configurazioni di blocco che hanno drasticamente ridotto le possibilità di osservare eventi invernali di rilievo. Il freddo, per lo più secco, è stato quasi interamente generato dal microclima padano, il quale, trovando condizioni di stabilità, ha potuto giocare un ruolo determinante per mitigare gli eccessi di quello che sarebbe potuto essere a livello termico uno dei peggiori inverni degli ultimi anni. L'unica parentesi che ha saputo far coincidere l'arrivo del freddo con quello delle precipitazioni si è manifestata tra la fine di novembre e la prima metà di dicembre, periodo che non a caso è risultato più fruttuoso in termini di fenomeni invernali. Una menzione particolare va alla siccità, che mai come quest'anno imperversa in lungo e in largo su tutto il continente, rendendoci impreparati ad accogliere l'estate. Se non fosse per un dicembre che, almeno in questa piccola parte di pianura, ha riportato la neve, il freddo, i nebbioni e la galaverna, l'inverno conclusosi sarebbe stato da dimenticare. Allargando lo sguardo al resto della stagione fredda, comunque, non si ritrovano eventi di rilievo che abbiano coinvolto anche le quote basse del settentrione italiano, mentre oltralpe la primavera ha costituito quantomeno un parziale riscatto grazie alle diffuse nevicate.

Voto: 5

/\